

Nel dibattito sullo spin nel tennis moderno, il ruolo della corda è spesso semplificato, quando non apertamente frainteso. Si parla di sezioni aggressive, spigoli pronunciati e forme esotiche come se fossero la chiave assoluta per generare rotazioni. In realtà, l’attitudine allo spin di una corda dipende da fattori ben più profondi e può essere ricondotta a due grandi famiglie di comportamento meccanico.
La prima famiglia comprende le corde rigide e medio-rigide che generano spin prevalentemente attraverso il meccanismo di snap-back. In questo caso, la rotazione impressa alla palla non è tanto il risultato di una “presa” diretta, quanto dell’energia elastica accumulata e rilasciata rapidamente dal piatto corde.
Gli elementi determinanti sono tre: il coefficiente di attrito superficiale, sia statico che dinamico, che regola la capacità delle corde di scorrere e rientrare in posizione; la rigidezza deflessionale, che influenza la velocità e l’efficacia del ritorno della corda dopo lo spostamento; e infine la reattività, intesa come resilienza di picco e rapidità del ritorno elastico.
È l’interazione di questi fattori a rendere una corda realmente efficace nello snap-back, non la sua forma geometrica.
La seconda famiglia è composta da corde a rigidezza intermedia, che lavorano secondo un principio differente: il ball-pocketing. Qui la corda non “scatta”, ma accoglie la palla. Una rigidezza statica medio-bassa consente al filamento di deformarsi progressivamente, avvolgendo la sfera e creando un contatto più profondo e prolungato.
Colpo dopo colpo, la corda subisce una plasticizzazione progressiva, adattandosi alla palla in modo simile a ciò che avviene con una gomma da pista che sfrutta il proprio grip per aderire all’asfalto. Lo spin nasce quindi dalla capacità di accompagnare e guidare la palla, non dalla violenza del ritorno elastico.
È a questo punto che diventa necessario sfatare uno dei miti più diffusi. La forma e la sezione della corda – che sia pentagonale, esagonale o ottagonale – hanno un’incidenza sorprendentemente bassa sulla reale generazione dello spin. Sebbene il coefficiente di attrito con la palla possa risultare superiore, il contributo complessivo resta marginale rispetto ai parametri meccanici e dinamici del materiale.
Gli spigoli, da soli, non generano rotazione.
Lo spin non è un artificio di marketing né una questione di estetica del filamento. È il risultato di un equilibrio complesso tra attrito, elasticità, rigidità e comportamento nel tempo. Comprendere questi principi significa scegliere la corda in modo consapevole, andando oltre le apparenze e avvicinandosi alla vera ingegneria del gioco.